Archivi del mese: Settembre 2016

La Rovina

Ecco qua, ora devo fare uno sgobbo sul fumo a qualche tredicenne inesperto per riprendermi i 9,99€ spesi per ‘sto libro, Dalle Rovine, di Luciano Funetta, pubblicato per i tipi di Tunué (quanto cazzo di tempo che volevo usare ‘st’espressione insurrezionalista loffia per i tipi di).
Vabbè, evitiamo di accentrare il gioco come Lionel Messi e partiamo dall’inizio.

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Acclamato da Pierantozzi su Rivista Studio e da tutti i lettori affamati di dark all’Italiana in astinenza estiva da Chi l’ha visto?, il libro è stato accolto dalla critica come l’arma balorda che farà saltare in aria il regime. Sì, ce li vedo i critici, pezzenti vestiti con gli stracci, un po’ carbonari, che combattono Saviano e Fabio Volo e Moccia e Faletti e però non hanno ‘sto granché di mezzi, perciò quando beccano un nuovo combattente ben messo e disposto a gettarsi nelle fiamme per la Causa ecco che sbrodolano.
Non ho letto UNA recensione negativa di questo romanzo, fuorché su Anobii. Tutti a dire “l’estremismo è tornato in libreria” “è una storia senza tempo” “il buio, il buio!” “Funetta dà voce agli Ultimi”.
Pierantozzi dice di aver visto girar per Mi-l’ano giovani designer hipster e compagnia con ‘sto libro. Io a Mi-l’ano vedo gente parlare negli altoparlanti del cellulare dicendo “c’è non puoi capire che roba ieri al Reef, il tavolo era strapettinato, giuro, le fighe tutte da noi!” oppure gente che fissa il nulla alle sette di mattina, e vorrei ben vedere.

La storia del romanzo parla di un uomo che porta un nome pesante addosso, Rivera, il quale si fa segare dalla pelle squamosa e verde dei suoi serpenti. Rivera lascia moglie e figlio per dedicarsi ad allevare i suoi serpenti. Vive in una città mastodontica e fantasma, Rivera, chiamata Fortezza che è uno dei punti azzeccati del romanzo; te la vedi ‘sta metropoli che cade a pezzi, ti pervade un senso di asfissia e di pericolo a immaginarti in quelle vie. Un giorno decide di riprendersi mentre si fa segare dai crotali e dalle vipere e passa il filmato al gestore di un cinema a luci rosse.
Scoppia il caso, manco Tiziana Cantone.
Rivera diventa un divo del pornomondo, viene invitato al festival del Cinema Erotico di Barcellona ed entra nella scuderia-casa di produzione di Jack Birmania, un vecchio pappone che mi ricorda quel Ramon apparso nel compagno di sbronze del buon Bukowski, il Ramon ucciso e stuprato da due provinciali che sbarcano a L.A. senza un soldo.

Ora: NON SUCCEDE UN CAZZO PER 180 PAGINE.
Ci sono scene da classico diroccato bohémien dove i personaggi chiacchierano dell’esistenza bevendo liquori beceri; sesso appena accennato e porco mondo, in un libro sul porno almeno fammi venire il cazzoduro; citazioni metaletterarie che non ho colto fuorché quella di Bret Easton Ellis del topo nella vagina; personaggi impalpabili come il regista Eugenio qualcosa; tanti dialoghi vuoti; un abuso dell’aggettivo scintillante apparso almeno sei volte nelle prime trenta pagine; la misteriosa narrazione in prima persona plurale che non serve a una beneamata M in quanto è stata utile all’autore per tirarvi l’attenzione sino all’ultima pagina… e Jack Birmania si suicida perché… no, non c’è un perché. Cioè dovresti capire che lui s’è ammazzato per la paura di Tapia, uno scrittore dal passato oscuro. Ma di fatto non lo capisci, perché ne abbia paura. Pooooooi i personaggi vivono stati di ansia dettati dal NULLA, si cagano addosso e hanno incubi per una sceneggiatura scritta dal diroccato Tapia.
Mah.

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Ma poi, no, c’è comunque un palese sottinteso horror nel libro, e però di sangue vero di frattaglie di culi dilaniati di cervelli conficcati di scene con reali assassini che si muovono nelle ville alla ricerca di prede, beh, nemmeno l’ombra. Quello che dico: a ‘sto punto fai il Dylan Dog splatter della situazione e amen. Almeno ci godo. Invece è stata fuffa per 184 pagine. ‘na badilata sulla nuca, ecco cosa.
Altro mah.
No giuro, stavo leggendo un Paperinik troppo tosto e per scrivere ‘st’articolo ho dovuto lasciarlo da parte e ho perso troppe ore per Funetta e sto incancrenito dentro.
Non so davvero cos’abbiano letto i critici e perché se ne siano così esaltati che manco gli ultras in trasferta quando beccano la tifoseria nemica all’autogrill. Boh, saranno le citazioni intellettuali che io non capisco perché sono ignorante, non so.
Insomma, niente di positivo?
Beh, come s’è detto su, la città di Fortezza ti fa spaesare. Alcune descrizioni sul mondoporno sono belle. Mi paiono da addetto ai lavori, sembrano precise e ben allineate. Non è scritto male, non è descrittivo allo sbocco come certe fleshate Scuratesche, anzi in certi passaggi ci sta pure, è ok, come dice Zlatan. Ma non me lo porterei al cesso per cagare, ‘sto libro, perché per cagare devo rilassarmi e GODERE e ‘sto libro non fa godere, assicurato. Mi pare un’esibizione di cultura con una spruzzatina di perversione gratuita.

Io Ibra batte Dalle Rovine con un tre a zero di scarto netto.
Peace!

Lorenzo Monfredi

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Viaggio in Italia /1

La prima puntata in Toscana di “Viaggio in Italia”, il tour fotografico di Ray Banhoff alla ricerca di personalita’ uniche. Abbiamo incontrato: i Butteri, cowboys della Maremma; una band speedmetal romana in viaggio verso la Francia; una pittrice punk rock ed il suo iguana; il campione di wrestling Rafael; il capo dell’associazione cacciatori della Padule ed il bluesman / salesman Marcello Rossi.

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Film fighi (e no) sugli scrittori

Se ci pensate bene cinema e letteratura dovrebbero andare a braccetto, tipo il parmigiano e la pasta, la pizza e la birra. Invece niente, non c’è storia. Prendiamo i film tratti dai libri: spesso sono deludenti, in più generano masse che ripetono petulanti “non lo leggo tanto ho visto il film” o “il libro è meglio”. Cinema e scrittura sono due linguaggi diversi e una storia scritta e immaginata da usufruire da soli con voi stessi, non sarà mai come una pensata anzitutto per gli occhi. Stessa sorte è toccata ai film sugli scrittori. Sulla carta la vita degli scrittori è perfetta per farci un film, ma nella realtà abbiamo quasi sempre risultati scarsi. La cosa mi fa scervellare, perché quasi mai si riesce a uscire dallo stereotipo. Tutti i film sugli scrittori che ho visto mi hanno fatto pensare quasi sempre che erano stati fatti per il pubblico e non per il piacere del regista. Non c’era quasi mai un omaggio vero, ma sono tutte storielle, storiellucce, storielline raccontate più o meno male. Tuttavia:

 

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Capolavoro totale. Mickey Rourke all’apice di Mickey Rourke che interpreta la classica storia Bukowskiana: un bar, una figa, una rissa e via a ripetersi fino a quando lo struggimento vi ammazza le budella e pensate a quanto fosse bello Mickey Rourke e a quanto fossero belli quei film con quella luce gialla anni 80, senza rumori di fondo, con i dialoghi appena abbozati. Bello, diretto, veloce e triste, racconta le avventure di Cinaski e la sua storia d’amore burrascosa con la riccona di turno. Il film, tratto da Hollywood, Hollywood, vede la partecipazione di Bukowski come comparsa ed è prodotto anche da Francis Ford Coppola, un motivo ci sarà, no?

 

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Poeti dall’inferno

Ancora oggi forse è imbattuto. Di Caprio mezzo minorenne che interpreta Rimbaud e fa culo-culo cazzo-cazzo con Verlaine. Penso sia del periodo di Romeo & Juliette (anche quello figo e da vedere) ma non vado a controllare perché non ne ho voglia. È il classico film che danno a mezzanotte su Rete4 o La7. Non lo riguardo da vent’anni ma meriterebbe. Ah ps, Rete4 fa schifo. Un film per vederlo ci vogliono tre ore, tante sono le pubblicità, i telegionali e le previsioni del tempo che ci infilano dentro.

 

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Truman Capote – A Sangue Freddo

Chiudiamo con una chicca su quello che forse è il migliore film della lista ovvero A Sangue Freddo. Philip Seymour Hoffman, premio Oscar proprio per questa parte, rende il tutto più facile. Se avete letto A Sangue Freddo, sapete di che stiamo parlando, sennò basta che siate seguaci di Chi l’ha visto? e dei vari casi di nera per diventare addicted di questo film. Va visto in lingua originale perchè c’è tutto un lavorone sulla vocina gheina e sulle mosse assurde, i tic, di Capote. Storia vera del patto col diavolo tra lo scrittore più dotato della sua generazione e il libro inchiesta pubblicato dai suoi articoli per il New Yorker. Perché patto col diavolo? Perché per scrivere i suoi pezzi della madonna Capote era disposto a tutto, anche a diventare amico dei due assassini di un omicidio efferato, trovargli un avvocato e poi tirarsi indietro una volta ottenute tutte le info per il suo libro bomba. I due verranno ammazzati secondo i canoni della giustizia americana, appesi penzoloni in un macabro rito in cui muore dentro anche Capote, che da quel giorno non scriverà più niente di nuovo. A Sangue Freddo, è anche in Italia dove non legge nessuno, tipo alla trentesima edizione… fate voi. Hoffman immenso, immenso, immenso. Guardatelo SOLO in lingua orginale altrimenti siete dei cabrones.

Quindi la conclusione è: film coi film, libri coi libri. Meglio non accorparli. Non cercate un buon film sugli scrittori perché tanto non ce ne sono.

 

Ray Banhoff

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