Se ancora vi chiedete di cosa parla questo sito e non sapete come mai ogni tanto venite a leggerlo, ecco la sua spiegazione a dieci mesi dalla nascita. Benvenuti nella casa degli ultimi, siete tutti, anzi tanti, invitati. In copertina Giorgio Serinelli by Francesca Stella. Tutte le altre foto tuttetutte di Banhoff Ray

Cosa è Write and Roll?
5 Dic 2014

Con allegria
far finta che in fondo in tutto il mondo
c’è gente con gli stessi tuoi problemi
e poi fondare un circolo serale
per pazzi sprassolati e un poco scemi
facendo finta che la gara sia
arrivare in salute al gran finale.

(Quale Allegria, Lucio Dalla)

Questo pezzo doveva chiamarsi Lettera aperta a Carlo Freccero o Che cosa è Write and Roll. Al momento in cui lo scrivo non so da che parte andrà, so solo da dove arriva.

L’altro giorno ho iniziato a scrivere un pezzo sulla nostra intervista saltata a Selvaggia Lucarelli. É roba di mesi fa, di noi che cercando un’identità andiamo a Torino a intervistarla e lei ci pacca male, di noi che spendiamo 300 euro (che non abbiamo) di materiali per niente, del nostro gancio/finto-amico che l’aveva invitata dicendo che era per noi invece era perché se la voleva bombare. É un bene che non l’abbiamo fatta, non c’entra niente con noi, stavamo sbagliando strada. Anzi forse era un bene farla proprio perché era ai nostri antipodi, ma sarebbe stato inutile perché lei non si sarebbe mai aperta. Inutile andare a dare se uno non sa prendere, no? L’ho cancellato quel post, per sbaglio. Non succede niente per caso.

E quante cose non scriviamo, non facciamo, mandiamo all’aria. Siamo incompleti, ci completiamo solo tra di noi in quei rari momenti in cui ci incontriamo in queste vite in cui siamo intenti a scappare ai ripari. E quante cose anche voi lasciate li a metà sconfitti da questo strano silenzio che vi accompagna sulle scale.

Abbiamo messo in piedi un sito per fare la Rivoluzione, che di per se è già tanto una cosa così sbagliata da non farci nemmeno affidamento. Siamo gente che paga le bollette solo con la minaccia di chi viene a staccare i fili, uomini che fanno incazzare le fidanzate e le mogli, eterni donnaioli squattrinati che si presentano in cassa e ti fanno «Hai mica il contante?», alla fine ci piace stare di più al telefono a fantasticare su che tipo di rapporti sessuali avrà Landini che rispondere su Twitter alle polemiche. Ma questo non vuol dire che non studiamo, non osserviamo la realtà, non leggiamo ogni angolo remoto dei quotidiani e degli sguardi di chi allontana i venditori di rose in cerca di un filo conduttore. Ma forse è questa la nostra rivoluzione. In un video dell’altro giorno, una parodia di Interstellar, quello che dovrebbe essere McCounaghey si vede dare il corredo genetico degli italiani in mano prima di partire per lo spazio. Siete solo i postini, gli dice il mittente e lui povero ci rimane male.

Il Guru

(Jim, Padule 2014)

Siete solo i postini. Ci ho pensato due giorni.

Non c’è niente di male a essere dei postini, credo che anche gli apostoli si sentissero così. Forse noi dobbiamo scontrarci ogni giorno col fatto che siamo dei postini e non avremo un ruolo in prima linea nella cultura, nel progresso, nella Storia dell’umanità. C’è Mafia Capitale, il Jobs Act, si deve scrivere ci sono, ma già non ho più tempo non me ne frega un cazzo io mi ricordo solo di un paio di cosce che camminavano nel sole ed ero vivo. Forse noi a differenza degli apostoli abbiamo difficoltà a portare le parole di un messia, perché non riusciamo a fidarci più di un mese di fila di un messia. L’esempio lampante è Saviano, uno dei più presi per il culo dal “popolo del web”, ovvero da voi, perché accusato di essere pesante, di non saper scrivere, di fare la vittima. Tutte caratteristiche che lui ha in potenza, ma che non sono l’unica cosa che ha. Vive nelle caserme e comunque Gomorra l’ha scritto lui e non tu, non mi pare proprio che sia una merda. E chi lavora nel settore ti dice che l’ha riscritto il suo editor perché lui non parla manco italiano. Si vabbè. E l’editor in questione? Chi è? Dai… Siamo cresciuti davanti alla televisione, in fondo è normale che pensiamo certe cose, è normale che ci sentiamo destinati a essere NOI i protagonisti. Recalcati, che non conosco personalmente e di cui non so niente, ha detto da Fazio che ha scritto un libro per gli insegnanti. Dice che questa generazione è la prima che si trova i genitori alleati contro il corpo docenti quando questi prendono una decisione contro gli studenti. Quando andavo a scuola mia madre si faceva dare manforte per cazziarmi. Ora l’atteggiamento mi pare invertito. Non credo di parlare da nostalgico, lo dico sulla base dei racconti dei miei cugini più piccoli e dei loro amici, dei fratelli minori dei miei amici, della lettura dei pezzi di cronaca locale.

La mia generazione ha un trucco buono, critica tutti per non criticar nessuno. Lo diceva Manuel Agnelli anni fa. Non sto mitizzando Manuel Agnelli, sto solo citando un suo pezzo. La verità è che siamo tutti annoiati. Così annoiati da parlarci addosso.

tecla

(Tecla, loculo Ausonio, Inverno 2013)

Questo sito a volte mi chiedo come fa ad andare avanti, come fanno ad esserci persone che ci continuano a leggere. Anzi aumentate, ci mandate i vostri racconti, ci scrivete in privato e noi che facciamo sempre meno (anche se ora stiamo ripartendo) perché caschiamo giù nella spirale del quotidiano e ci perdiamo in mille cose contingenti.

E mi rispondo così: WNR non è il sito di informazioni che vi cambierà la vita, non è il sito di news che vi dirà cosa seguire, non è il sito dei meme che potrete condividere sui social, non è il sito degli haters che vogliono sfottere i più deboli. WNR è un posto in cui ci si prende cura di un vuoto, che nessuno sta curando, un vuoto così vuoto che lo riempite voi con quello che vi pare. Siamo il sito del vuoto e di chi fiuta il vuoto. Non è per forza un male.

Gana

(Gana, vicino al Covo Amalfi 2013)

Siamo qui per le nostre/vostre debolezze

per il vostro amico che al telefono è giù ma vuole chiudere buttandola sul mal di schiena

siamo quello a cui finalmente ammetti che stai sbagliando tutto, che è ora di correggerti.

Noi siamo gente piena di speranza, il mondo ci piace e la vita pure, vorremmo portarla a termine piena di gioia e non doverci trovare a pentirci di tutto solo negli ultimi giorni quando ci cagheremo addosso, perché tutti sai si cagano addosso e piangono alla fine? Siamo una confraternita di sfollati, che in fin dei conti sono solo i primi a venir via dalla festa. Ma siamo anche casa vostra.

Se cercate un posto per l’adunata ecco che siete arrivati alla meta.

Tanti dei nostri profeti sono morti, quelli vivi non sanno nemmeno che esistiamo, ma ci sono. Per il resto i nostri fratelli sono la nostra casa. Si doveva chiamare Carlo Freccero perché Carlo Freccero mi garba e lo vorrei sempre la sera dopo cena quando ho voglia di ragionare ma sono già in tuta e ormai non esco perché è freddo. Vorrei un adulto così colto e intelligente con cui parlare del mio futuro. Non me ne frega poi tanto della crisi, dell’economia, dei dati, voglio sentire parlare di vita. Edda ha detto una sera: Gente come Capovilla riesce a parlare della Cambogia, dell’Africa, io riesco solo a dire di chi conosco. E io ringrazio lui e le migliaia come lui di raccontare la storia di chi non ha storia. Noi siamo l’organo di stampa dei senza storia, l’ufficio delle cause perse. Ma non i loro detrattori, non i loro sfruttatori, noi siamo i loro cazzo di trampolini. Non siamo gli intellettuali che si parlano nell’orecchio con parole criptiche e seghe a vicenda, noi siamo quelli che vi traducono Burroughs per farvelo portare sotto il braccio. Stamani leggevo un pezzo di Genna su Internazionale che parlava di Milano. Ho provato una vera irritazione, l’idea iniziale si sbriciolava in mille supercazzole supercolte, il pezzo era brutto, inutile, autocelebrativo. Ci sarebbe bisogno di gente come Genna che scrive per tutti noi, non c’è bisogno di gente che si scrive addosso. Troppi intellettuali parlano una lingua segreta che comprendono solo tra di loro. Freccero, vorrei che parlassero come Freccero.

 

Gana 2(Gana, Stazione Montecatini Terme 2013)

Ray Banhoff

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