Fotografo? Artista? Provocatore? Bear? Jacopo Benassi, il più bukowskiano (guai a dirglierlo) dei fotografi italiani, parla della sua opera e della sua vita da quel buco di culo del Btomic, il suo locale di La Spezia. Foto di Toni Thorimbert

Jacopo Benassi
4 Apr 2014

Di fronte a Jacopo Benassi la domanda che ti fai è sempre la stessa: lo amo o lo odio? Ed è una domanda retorica che dovrebbe contenere a prescindere entrambe le risposte. Perché tutti i rapporti igienicamente fondati sul rispetto artistico devono contenere un contraddittorio.

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Benassi by Thorimbert, La Spezia 2012

Jacopo Benassi è un fotografo di La Spezia, collaboratore di numerose riviste (Rolling Stone, Riders, GQ). Oltre alle campagne pubblicitarie ha lavorato a progetti propri come talkinass.tumblr.com o The Ecology of Image. Uno dovrebbe sempre far distinzione tra l’uomo e l’artista, anzi tra la sua opera e il suo esecutore, ma è proprio per la fascinazione che ha il suo lavoro che l’ho avvicinato negli anni. Benassi che scava nei bassifondi, che ritrae l’amore e la solitudine, o la disperazione e i disperati, Benassi e gli autoritratti, Benassi contro i fotografi e la fotografia su Facebook, Benassi che lo invitano a fare una mostra in una galleria e lui invece che appendere le foto al muro ci scrive l’indirizzo del Tumblr con lo spray. Di questo fotografo incazzato e punk in tanti si sono infatuati. Io in primis e volevo usarlo come megafono a tutti i costi visto che lo vedevo come una specie di ribelle anche nella vita quotidiana, volevo tirargli fuori un sacco di veleno da sputare sull’editoria e i direttori dei magazine ma non ci sono riuscito e ho capito che forse non era nemmeno giusto che lo facesse al posto mio. E mi sono innamorato più che di lui, del suo lavoro. Conoscere l’uomo può essere spaesante, certe figure è quasi meglio lasciarle nella teca, non andarle a scomodare. É come scoprire, che ne so, che anche Jim Morrison aveva le emorroidi ed era umano. Benassi che pubblichiamo quasi in chiusura del mese che dedichiamo a Bukowski, come lo scrittore americano è un continuo di alti e bassi, una calamita extra sensibile in grado di vedere cose dove gli altri non le vedono, no anzi, uno in grado di forzare quella visione e tirarci sempre fuori quello che vuole lui. E come per Bukowski lui stesso è il soggetto della sua ricerca artistica. Gli autoscatti, le ciabatte, l’omosessualità. Intervistarlo non è come sfogliare le sue foto, è un inseguimento. Lui è sfuggevole, mutevole, spesso poco incline a scoprirsi, un po’ paraculo, tende a seminarti, a non dirti niente, si distrae al computer, naviga su internet, ride e smangiucchia qualcosa, si annoia, a volte è pure eccessivamente cauto, altre con una disarmante lucidità dice delle cose enormi. É riservato direi, a dispetto di quanto è aperto nel suo lavoro o negli status di Facebook che pubblica. Ci siamo trovati al Btomic (il locale che ha aperto e gestisce a La Spezia) prima di un workshop di Toni Thorimbert.
Questo è quanto.

[pullquote]Ho incontrato persone e fatto sesso sul treno. M’ha fermato la polizia, pensavano fossi un ladro. Ho dovuto dichiarare che ero gay e che ero in cerca di incontri, è stata dura, ho pianto[/pullquote]

Tutta la vita passata a dire che sei ignorante e tutti che ti danno del genio. Come la vivi? È una paraculata per difenderti?

Ma no. Facebook mi ha dichiarato ignorante. Lì sei più visibile e la gente si accorge quando scrivi con gli errori. Luca Basile, assessore alla cultura di La Spezia, mi dice sempre che sono ignorante. E giù schiaffi!

Beh, te lo dice l’assessore, mica l’usciere.

(borbotta) Mi mette a disagio il microfono, me lo levi… (sospiro) Sono ignorante perché non leggo. Ho sempre paura che qualcuno mi possa ispirare  e allora preferisco non leggere  nulla. In più faccio molta fatica, però leggo quei pochi libri di fotografia, Sontag, Barthes, Gilardi, Nadar e molti altri…

Però guardi.

Sì, sono un guardone (ride).

Ah, tu hai smesso la scuola? Perché?

Mi hanno sospeso dalla scuola. Ehhhh (pausa di dieci secondi) mi hanno bocciato in prima media e poi dopo e poi mia madre mi ha mandato alla privata ma non abbiamo finito di pagare le rate quindi ho mollato anche quella.

E che hai fatto?

Il meccanico d’auto!

In casa era un problema?

No, portavo anche i soldi in casa, perciò…

Alla fotografia quando ti sei avvicinato?

Ehhhh… (pausa) avvicinandomi ai centri sociali. Benzo, il cantante dei Fall Out, mi ha incoraggiato a fare arte, dicendomi che anche io che ero un operaio potevo farlo e allora mi sono messo a disegnare, poi ho trovato Sergio Fregoso, un grande fotografo di Spezia che ora è morto e mi ha insegnato a leggere le immagini, a essere umile, a osservare il lavoro degli altri ed abbandonare subito il discorso di tempi e diaframmi e lavorare sull’immagine. Odiavo Diane Arbus all’inizio.

Che rapporto hai con Milano e con l’editoria di Milano? Sei spesso critico. Tipo la cosa con GQ che è successa, che hai fatto delle foto a Ronaldo e poi te l’hanno messe in pagina con un velo colorato sopra…

Milano è l’unica realtà importante per la fotografia in Italia. Anche se non hanno un festival interessante. Tante realtà piccoline, fanno cose belle. Io piaccio a un sacco di persone ma alla fine pochi mi chiamano per lavorare, per far le mie cose. La Molteni di Riders mi chiama e mi dà libertà.

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Benassi by Thorimbert, Btomic, La Spezia 2014

[pullquote]Perdo un sacco di dati, le foto si autodistruggono. Non mi dispiace. Chi se ne frega, io non sono attaccato alle cose[/pullquote]

Per alcuni reportage di GQ hai lavorato con Paolo Sorrentino. Che rapporto hai con lui?

(Farfuglia) Persona per bene, mi ci  sono trovato bene, siamo del 1970 entrambi, solo che lui è molto più maturo di me, ci siamo fatti un sacco di risate!

Leggevi cosa scriveva di te nei pezzi di Tony Pagoda su GQ? Romanzava?

Ehhh, sì. La prima volta gli ho parlato della mia vita delle pantofole e poi gli ho detto che non ho mai visto un suo film e lui s’è un po’ vendicato. Nel libro Tonino Paziente si prende uno schiaffo perché dice a Pagoda che non ha mai ascoltato un suo disco. Penso fosse per me quello schiaffo. Io non ho visto manco la Grande Bellezza. Ma perché io non vado mai al cinema.

Secondo me a te non piace, ma è bellissimo. Perché fotografi le ciabatte?

Non è che le fotografo, io le ho collezionate per anni. Le ho fotografate tutte perché fanno parte della mia vita personale. Le ho fatte in bianco e nero per dare a tutte la stessa importanza e ora sono un libro!

Con tua madre che rapporto hai?

Non intimista. Normale, buono.

Sei figlio unico?

No, ho un gemello. Con mia madre c’è rispetto non abbiamo mai parlato in confidenza perché non c’è mai stato questo rapporto… quando non c’è non c’è. Son contento che… diocane (riferito alla sincronizzazione dell’ipod che non funziona)

Cos’è il Btomic?

È nato dopo che ho vissuto a Milano. L’ho aperto coi miei migliori amici miei!

Quali sono i fotografi che ti piacciono e influenzano?

Nino Migliori, Patellani, Secchiaroli. Lui era un paparazzo, in parte il suo lavoro mi piace. Weegee, Diane Arbus, Jurgen Teller, Tillmans. The Ecology of image è stata l’occasione della mia vita. Un libro che capivo mentre lo impaginavo che non mi sarebbe mai più ricapitato. Un libro costosissimo. Quando lo rifai? Soldi che l’agenzia ha pagato senza guadagnarci una lira. Grandi Pino Rozzi e Roberto Battaglia. Quello è stato il mio punto di partenza, il mio inizio a cominciare a capire. Ho capito che non ero un fotografo, che era una cosa più grossa di me. Arrivato a un certo punto della costruzione del libro io non sapevo più scegliere e ho scelto la parte affettiva. Ho messo foto di persone come se fossero dentro a un monumento. Come se fosse una tomba di famiglia, volevo far felici delle persone mettendole nel mio libro pur di escludere delle foto. Questo non è da fotografo. Il libro che invece voglio far uscire sulla Cina è il lavoro di un fotografo.

Cazzo, non lo hai mai detto. È la prima volta che ti definisci fotografo.

Beh, grazie a Cendron ho fatto una campagna per Oxydo e con quei soldi mi sono pagato il viaggio in Cina. La sera impaginavo il libro. Quando son venuto via lo avevo già finito. È stato un lavoro da vero serial killer ! il 17 maggio espongo tutte le foto della Cina a Livorno in uno spazio che si chiama Carico Massimo!

Ma perché sei andato in Cina?

Ho conosciuto uno scrittore, Francesco Terzago, che mi ha dato delle dritte. Infatti nel libro c’è anche un testo suo, lui vive là.

Come sono i gay cinesi?

Incredibili. Ho avuto rapporti molto soft per il rischio di malattie, nel libro ce ne sono molte. Il libro è un intervallo tra viaggi in taxi, città e uomini con cui avevo delle specie di rapporti.

Ma vi hanno dato dei premi per il Btomic? È bellissimo.

Ma che cazzo. Che premi vuoi che ci danno. Non ci caga nessuno. È vuoto anche stasera. Ma va benissimo non c’è gente non c’è rompicoglioni. È un locale di tendenza-no, per noi. Però ci viene gente grossa, quella là è Lori Goldston ha suonato con i Nirvana in Unplugged. Lui è Arbeit il chitarrista degli Einzurstende Neubaten. (indicando foto al muro).

Voi gay scopate tantissimo, più degli etero. Te usavi molto l’app di incontri Grindr.

In Cina usavo solo quello. Ma perché ti sconvolge? (cambiamo discorso) ma secondo te è meglio Google?

Meglio di che?

Di Safari.

[pullquote]Mi piace l’odore del legno. Odio la precisione e la perfezione. Come gli obiettivi perfetti, mi piace la macchina incisiva col flash, odio le foto sfocate, mi piace il fuoco[/pullquote]

Ma dici Chrome?

Sì.

Sei innamorato?

Sì lui ha 26 anni. È magico. Fantastico.

Secondo te come mai a Milano comandano i gay?

Mmmm (mastica). Non lo so come mai ma comandano in tutto il mondo

A me se non mi dicevi che eri gay non lo capivo

Ihih e che gay che sono. Te sei frocio!

No. A che ora ti svegli la mattina?

(niente non va il mac) Alle 9-10.

Secondo te chi va coi trans è ghei?

Cazzi loro!

Essere riconosciuti conta?

La riconoscibilità è bella nel lavoro. Non essere famoso così per caso ma perché la gente capisce che le foto son tue.

Se non facevi il fotografo cosa facevi?

Il mago! cazzo ne so.

Parliamo delle donne fotografe?

No. Sono misogino, me l’ha detto una ferroviera in Francia su un treno. Torno in cabina letto e c’era un uomo al piano di sopra e due donne sotto e io sono andato dal capotreno e gli ho detto che avevo prenotato un treno con solo uomini e porcodio queste donne si segnano col nome da uomo per stare coi mariti. E questa zoccola mi ha detto che ero un po’ misogino. Lady Tarin mi piace quando fa le sue foto alle donne. Il resto del suo lavoro lo conosco poco. È coerente. Guarda che escludere qualcosa è tanta roba. Ci son dei fotografi di alto livello che fanno scelte ben precise e invece fotografi che fanno un po’ di tutto e non scelgono.

Chi ti sta sul cazzo?

Nessuno.

Eh dai, diobono…

Ma sì, mi sta sul cazzo un pacco di gente ma cerco di non dare importanza alla cosa. La prima cosa che ho fatto nel Btomic è stato il retro bagno. Ci ho lavorato 3 mesi ed era la cosa ultima da fare invece io ho iniziato da lì. Come i bambini che vogliono giocare. Mi piace riutilizzare i mobili. Fare le sedie.

Parlami dei treni.

I treni sono un percorso della mia vita. Io vivo nei treni mi muovo coi treni. Amo il treno perché mi porta in giro e mi ha fatto relazionare. Ho incontrato persone e fatto sesso sul treno. È anche pericoloso,  adesso non potrei più farla. Non ho mai fatto violenza su nessuno. Però in treno ci sono anche i ladri, a me hanno rubato il giubbotto. Mai le macchine fotografiche. A Napoli mi son svegliato nel deposito dove puliscono i vetri. Ho fatto viaggi di notte assurdi. Quando ho dichiarato l’omosessualità non c’era internet e andavo a cercare storie così e mi ricordo che ricordavo persone nei posti. Era un’era pasoliniana ancora fino al 96-97 era così. Andavi in cessi giardini e parchi e incontravi. A volte prendevo il treno senza meta andavo a Roma o Napoli così montavo e partivo. M’ha fermato una volta la polizia in borghese che pensavano fossi un ladro, mi son trovato la pistola alla gola. Un vecchio ha detto che gli ho sfioriato il marsupio ma non era vero niente era anche lontano era un vecchio a me non me ne fregava un cazzo. Gli avevano rubato un paio di volte il portafoglio era un pendolare traumatizzato e la polizia è arrivata subito e mi hanno torchiato. È stato brutto dover dichiarare che ero gay e che ero lì in cerca di incontri ed è stata dura.

Ma prima del coming out scattavi foto?

Sì tante. Tanto lavoro che non ho mai mostrato e che non ho nemmeno più. Studi legati alla diagonale. Il mio sogno era la foto perfetta, avere l’Hasselblad e un bel giorno ho fatto le foto col flash e ho detto le mie foto sono queste e tutto è andato di pari passo col mio coming out. Io mi sono tolto le emorroidi e da lì ho cominciato a cagare.

Per questo Talkinass?

Noooo quello è nato molto dopo perché il mio amico Lorenzo era solito dire: quello li c’ha le chiappe chiacchierate per dare del gay a qualcuno. Allora culoparlante. Talkinass è nato per gioco. Ma ci continuo a mettere roba.

Una volta eri sempre incazzato. Un paio di anni fa eri un burbero.

Ehhh lavoravo anche di più. Boh è che adesso SONO fotografo. Son legato alle foto vecchie, tutti mi chiedono Moira Orfei, a me non me ne frega un cazzo.

E quando vivevi in chiesa?

Era una chiesa protestante creata da un inglese, una volta era una scuola. Poi l’han fatta diventare appartamenti. Facevamo le mostre in casa, era bellissimo. Vivevo con la mia amica Micol e sua zia Upa.

Che rapporto hai con la morte?

Non c’è stata e se ne è andata!

Il ricordo più felice della tua vita?

Quando ho saputo che questa era l’ultima domanda! Fanculo!

Ray Banhoff

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