Riflessioni attorno al neonato movimento de Gli Imperdonabili

Padre Perdonaci
21 Dic 2019

Ci sono pro e contro riguardo al fenomeno de Gli Imperdonabili, un movimento letterario (per ora solo online) che vuole fare le scarpe al mondo editoriale.

© Richard Kalvar/Magnum Photos

Pro

Gli Imperdonabili partono da una giusta riflessione: il mondo della cultura italiana è una casta, un sistema lobbistico di piccoli poteri, una massoneria dei soliti nomi, un posto in cui non succede un cazzo. Sempre gli stessi scrittori, sempre in tv e sui giornali, sempre a cercare di piazzare i loro libri anche su per il culo. Mi piace pure che Gli Imperdonabili facciano i nomi: Raimo, Carofiglio, Veronesi… è un gesto assolutamente liberatorio. Ne aggiungerei molti altri da Piperno in poi passando per Moresco, Genna e una lunga serie di NEGATI. Si come a calcio, ci sono quelli che sono proprio negati a scrivere ma fanno gli scrittori. È bello ed è un lusso poterlo dire. Se scrivi su un giornale ti fai problemi a stroncare qualcuno e se non te li fai tu, ci pensa il tuo direttore. Sono pochi quelli veramente liberi, svincolati e temerari che se ne fottono e pubblicano roba che scotta. O si è piccoli e indipendenti (come WNR) o è difficile farlo. Questo mina il dibattito culturale, lo rende molle, pauroso, debole. Anche per questo gli intellettuali in Italia hanno così poco piglio sulle folle. idem per gli scrittori. Il Novecento è finito da un pezzo e la figura dello scrittore ha perso quel senso di rispetto che si portava dietro da secoli. Gli scrittori sono un rompimento di palle. Non si puó dire a Moresco: guarda non è che non ti caga nessuno perché è un mondo di merda…è che sei proprio scarso. Scrivi male cazzo. Mi piace che gli imperdonabili sfottano lo Strega e i premi letterari in genere che sono una contraddizione in termini. Mi piace anche che abbiano fatto squadra e che cerchino di coordinarsi in qualche modo per fare qualche cosa. 

 

Già ma cosa? Di quello che sono e quello che fanno si capisce poco, se non che formano una masnada di scrittori e raminghi del mondo letterario, spesso sconosciuti, che cercano una legittimazione. Il che non è un male, anzi… Un articolo piuttosto pesante (e palloso) qualche giorno fa li ha bollati pure come fascisti. Mi sembra esagerato…

 

Contro

Gli Imperdonabili sono troppo preoccupati per le sorti della cultura, del libro, della loro opera. Fanno un gran mistone di tutto. Criticano una casta che esiste ma non propongono autori altrettanto validi. Non hanno un sito internet, non hanno i social se non un gruppo chiuso su FB dove postano troppa roba e con poco più di 100 membri. Lì chi dissente viene spesso blastato. Non hanno un manifesto ma tanti manifesti, ognuno scritto da un Imperdonabile. Di questi ne ho letti alcuni e la maggior parte è robaccia. Parole di uomini e donne che vivono la scrittura come una sofferenza più che come una gioia, pagine che non vorrei mai leggere e che si, allontanano le persone dai libri. Non conosco chiaramente il lavoro di tutti loro e non voglio generalizzare, esprimo solo la mia impressione. Gli Imperdonabili comunicano poco e forse non coi canali giusti. Ad oggi, hanno pubblicato un manifesto sul Fatto Quotidiano, un giornale amico in cui alcuni di loro collaborano.

Il libro non sappiamo che sorte avrà, magari si evolverà in altro, ma le storie e il bisogno di raccontarle ci saranno sempre. Dobbiamo vivere nell’accettazione del presente, non cercare di ostacolare il cambiamento perché ci spaventa. Gli scrittori sono stati sostituiti nell’ultimo secolo dai registi. Solo i secondi sono stati davvero popolari, hanno influenzato le masse, creato un immaginario, raggiunto gli ultimi. Un debosciato qualunque con la terza media avrà sicuramente visto Matrix o Arancia Meccanica, ma difficilmente avrà letto Cioran. Gliene dobbiamo fare una colpa? Dobbiamo dare la colpa a internet e ai telefoni? Gli scrittori sono in crisi oggi ma non la loro missione. Tutto parte sempre da una base scritta. È pur sempre letteratura. Credo che questo fosse il senso del giustissimo Nobel a Dylan. Quindi mettiamoci in pace con questo. 

Martin Parr

Vorrei riflettere su un fatto. Per uno scrittore il pubblico è importante e sappiamo tutti quanto è dura averne uno. Sono convinto che se a qualunque degli Imperdonabili venisse offerto un prestigioso contratto da Einaudi, Mondadori o Adelphi, sarebbero pronti ad abbandonare il movimento per uscire in tutte le librerie d’Italia con una buona rassegna stampa. Si dimenticherebbero degli ex compagni di rivoluzione per delle belle serate di fronte a platee che chiedono l’autografo e un cinque stelle in cui dormire. Sono convinto che se fossero invitati a parlare da Fazio, ci andrebbero e lo chiamerebbero “Fabio” e gli direbbero “grazie” come ha fatto Fibra dopo avergli persino dedicato una barra (Fabio Fazio Fanculo / Col Cazzo che mi inviti più). Perché è così che funziona. E non biasimerei nessuno di loro se lo facesse. Giuro.

Quindi questa protesta presenta un non detto che ne mina l’efficacia. È una contraddizione. Non è più fare una rivoluzione, ma semplicemente battere i piedi a terra perché secondo noi non stiamo avendo il successo che meritiamo.

Io non voglio stroncare Gli Imperdonabili, ne farne parte. Mi viene spontaneo cogliere il loro invito al dialogo e dire la mia. Fanculo le rivoluzioni. Bukowski diceva che ogni buon poeta durante una rivoluzione deve starsene in casa lontano da armi e donne, ideali e piazze. Mangiare, bere, scrivere, guardare la tv. Sono d’accordo. Se si vuole ribaltare il sistema non serve la rivoluzione. È più efficace farlo dall’interno, cercando di guadagnarsi una posizione in mezzo a quel branco di stronzi dei soliti noti sfornando della narrativa coi controcazzi, non imbastendo un movimento settario su Facebook. Si può ribaltare il sistema imponendosi all’attenzione di tutti con un sito interessante che propone dei bei contenuti (mi piace molto Pangea di Brullo ad esempio e penso che svolga ottimamente il suo lavoro, avrebbe bisogno di un editore che sborsa soldi e di un restyling di linguaggio e di aspetto ma c’è tanta roba buona lì sopra). Si deve parlare il linguaggio della gente. Gli Imperdonabili dovrebbero fare una web tv, dei podcast, usare le Instagram Stories, imbastire delle iniziative che non somiglino ai raduni cinque stelle coi meetup in tutte le regioni ma rivolgersi veramente a un pubblico che ha bisogno di sentire nuove voci. I ragazzini ormai si appellano a qualsiasi fottuto trapper piuttosto che dar contro al sistema, si rimpizzano la testa di quelle frasi spaccone per mandare in culo tutto. Se non è una richiesta di contenuti la loro, allora non so cosa lo sia.

Basta menate sulla scrittura e il suo calvario, basta lamentarsi. Quelli che ci sono a spasso ora non sono neanche scrittori, sono imprenditori di se stessi che usano la scrittura per posizionarsi nel mercato. Cazzo ormai scrive romanzi anche Alba Parietti. Ma di che parliamo? Che se li scrivano e se li cantino per se. 

I beat non hanno fatto esattamente così? 

A mio avviso ha senso solo proporre il proprio lavoro, farlo fottendosene del sistema editoriale. Dar vita a una collana, trovarsi un lavoro per campare e scrivere nei buchi liberi, mettere online ciò che si fa. Ormai le cose stanno così. Ma state sicuri che se un concetto funziona quello prenderà il via. 

La scrittura sta da dio, non è mai stata così libera ed efficace. Dobbiamo solo cambiare il nostro modo di intenderla.

Ray Banhoff

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