GQ ce lo puppa. Questo mese parliamo anche di chi, secondo noi, è a tutti gli effetti un erede di Bukowski. Ecco qui i testi di Vittorio Rossi, il nostro cavallo perdente. Foto di Joe Serinelli

Vittorio Rossi poeta lercio
11 Mar 2014

Non è quasi mai opportuno parlare delle canzoni. La cosa migliore è sempre far parlare le canzoni. E noi su queste canzoni ci abbiamo puntato tanto. Il silenzio della stampa nazionale all’uscita del disco online di Vittorio è un vessillo da issare, una medaglia da appendere al petto e fa suonare ancora più potentemente queste note sprecate, lasciate qui per essere saccheggiate. Era proprio quello che volevamo ottenere: trovare un tesoro e dissotterrarlo in questo sito. Voi raminghi dispersi della notte che passate i vostri giorni a digitare sui tasti e arrivate qui privi di volontà come le onde eterne che si sfrangono sugli scogli, voi siete gli unici beneficiari.

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Il sesso e/ bottiglie a marca solitudine da tirar giù/ però la carne costa poco e/ aumenterà solo il listino della mente/ luglio agosto e settembre… é semplice/ quando finiscono le pillole l’amore va/ a divorare altri stupidi e io me ne andrò/ a chieder sconti alle femmine che pagherò (da L’estate)

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In ginocchio nelle chiese/ a barattare l’infinito col niente/ e la salvezza me la devi dare figlio di puttana/ Italia in te mi addormento/ e faccio la pipì nel letto/ per bagnare i miei sogni/ tengo banconote di cielo nel portafoglio/ e un sole prêt-à-porter fa splendere le messe in piega e la Storia/ piangi sulla tomba dei tuoi cari/ per scoparti quella vedova a cui leccherai i piedi per due sputi/ Italia in te mi addormento e faccio la pipì nel letto per scaldare i miei sogni (da Italia-Vittorio 1-0)

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E se verrai con me/ non ti voltare/ tutto muore/ nelle parole (da Buenos Aires 1899)

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Giorni che sotterrano giorni/ Vite che sotterrano vite/ e io che annuso un campo di stelle/ come un cane che cerca il suo osso/ e tu non andare rimani a mangiarmi/ è carne che chiama la carne e labbra fuochi di seta/ mani che separano mani e occhi che separano occhi/ e tu che mi guardi nel sogno/ come un fiore che taglia le dita/ e io devo dirti non riesco a annientarmi/ è vita che chiama la vita/ sono cani che abbaino ai cani (da Il Califfo)

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Stiamo qui a grattare i giorni/ sopra cumuli di pezza/ per non trovare nient’altro che fili su fili su fili/ stiamo qui a telefonare a Dio/ per una sola risposta/ per poi pagare troppo alte bollette di vita (da Vasco de Gama)

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A me mi garbano le puttane/ il loro fare il loro toccare/ e mi piace soprattuto non tradirle mai/ e mi piacciono quelle grasse col sudore tra le cosce/ e un profumo che mi porta vicino al mare/e adesso sono qua/ con mio padre che non sa/ perché la pensione non arriva che al dieci del mese/ e mia madre piangerà/ come ogni giorno sul sofà/ e andrà a innaffiare sul balcone fiori di plastica/ No, no dottore/ sono loro la mia cura/ e il silenzio che c’è dopo l’amore/ Le mie puttane sono tante/ guarda le stelle riesci a contarle?/ milioni di cuori che battono solo per me (da Le puttane)

WNR

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