Un romanzo di Cosimo Argentina, l’educazione sentimentale di un ragazzo, una città. E una recensione che entra nel personale, in un’Italia di tanti anni fa

Zio Duilio e Babilonia
11 Feb 2020

Charles H. Traub, La dolce via
Ero al supermercato, uno di quelli piccoli, poco più che una bottega. Non mi ha riconosciuto e non l’ho fermato. È stata l’ultima volta che ho visto zio Duilio.
Durante le estati mi portava in aperta campagna, montava le due seggioline davanti al binocolo e mi indicava le costellazioni.
Era il marito di zia Vanna. Zia Vanna era la cugina di mia nonna.
[pullquote]Cosimo Argentina è uno dei più bravi scrittori italiani viventi[/pullquote]
Zia Vanna ha passato gli ultimi anni della sua vita in un letto, quel cazzo di Alzheimer… Nelle estati in campagna mia nonna mi raccontava sempre che quando erano piccole, per uno scherzo, zia Vanna era stata legata a un albero e lì era rimasta per ore. Dopo un po’ che nessuna la andava a liberare era stata presa dal panico. Lo scrivo qui, non l’ho mai detto a nessuno, anche perché non è che ho una spiegazione scientifica, ma nella mia testa ho sempre collegato le due cose: come se dal trauma di essere rimasta legata a quel tronco per ore fosse impazzito qualche neurone che poi, negli anni, ha causato l’Alzheimer. Fatto sta che zio Duilio, l’uomo con la più grande cultura che abbia mai conosciuto, l’ha accudita come solo un uomo fedele e innamorato sarebbe riuscito a fare. Se mi chiedete cosa è l’amore io risponderei: ciò che provava zio Duilio per zia Vanna.
Charles H. Traub, La dolce via
A Taranto non ci tornavo da un po’, e quando in quel supermercato ho visto zio Duilio ho visto un uomo invecchiato, stanco, esausto. Non l’ho fermato perché non l’ho riconosciuto, come lui, in me, non ha riconosciuto l’unico bambino che gli faceva compagnia a guardare le stelle. Me ne sono pentito ma è andata così. Questo episodio me l’ha ricordato Legno Verde, il libro di Cosimo Argentina. Cosimo è uno dei più bravi scrittori italiani viventi, pubblica per case editrici minori, ed è di Taranto pure lui, come me, come Diodato. Legno verde racconta l’educazione sentimentale di Umberto Babilonia, un ragazzo  che gira per delle vie che hanno nomi che conosco, perché sono le stesse vie in cui ho bazzicato io e di cui mi ha sempre parlato mio padre: via Abruzzo, via Umbria, via Salinelle. Nell’ultimo capitolo passano 40 anni, Umberto torna a Taranto e non riconosce niente, è tutto passato, è tutto diverso. Tranne una signora e tranne Amalia, due milfone che gli avevano generato diversi gonfiori pelvici e che ritrova per strada e in un bar. Ma la signora, adesso zoppicante, lo snobba e Amalia è oramai grassa, coi piedi gonfi, lo sguardo inebetito, gioca alle slot e tutti la trattano da appestata.
Qualcosa resiste, tra le macerie. È sempre così. Fai fatica a riconoscerlo perché tu sei andato via, hai viaggiato, hai visto altri occhi, sei finito in altri cessi, ti sei salvato da altre situazioni, mentre chi è rimasto la merda di quei posti se l’è ingoiata tutta e non l’ha digerita, se l’è caricata senza vomitarla, se non a tratti, mai abbastanza.
Charles H. Traub, La dolce via
“Quando vendi la tua casa e gli dei si portano via i tuoi cari le strade, gli edifici e il panorama perdono significato. Tu in quel posto ci sei nato e questo è un fatto che rimane, che resta e resterà per sempre, ma non è più la stessa cosa e provi quasi un senso di smarrimento”. Così scrive Argentina. Ed è vero. È Taranto che provoca ste sensazioni: non senti il significato, senti lo smarrimento. Senti che sei in un flusso di qualcosa che non ti appartiene mai veramente. Sono tornato nella casa di campagna dei mie nonni. Ho scavalcato ed era tutto come era stato lasciato, come se ci fossi andato via mesi prima e tra me e quel giorno ci fosse passato solo il tempo, la pioggia, il vento. Ho rivisto le cose che mi ricordavo, dove erano successe, le pizze davanti al camino, l’angolo dei gatti, la cuccia di Sissi, il parcheggio dove andavo a fumare senza sapere che dovevo aspirare, la sedia dove zio Trentino ci passava le giornate, il portico dove mia nonna si metteva a sedere e metteva i piedi nella bacinella di acqua calda, la piscina dove mia sorella si fece male, il tavolo da Ping pong che veniva allestito per le cene di famiglia e dove zio Duilio spiegava come andavano le cose, la strada di terra che portava al pozzo e poi alla tomba di Lapo, il nostro cocker. Ma non c’era più nessuno. Smarrimento: ecco ciò che ho sentito. Proprio quello.
[pullquote]Qualcosa resiste, tra le macerie. È sempre così.[/pullquote]
Sono ancora convinto che un giorno comprerò quella casa di campagna e torneremo tutti lì, con i figli i nipoti le mogli le ex mogli le fidanzate i genitori. E faremo una grande festa, burraco e musica dal vivo, pizze e altarini. “L’incantesimo, la magia, è prima dei 15 anni. Dopo, siamo noi”. L’ha detto Luis Ferdinand Celine. È vero pure questo. Solo che prima dei 15 anni io non lo sapevo, prima dei 15 anni questa cosa non si sa e se anche te la dicono non ascolti. Non lo sai, ma non stai ascoltando la felicità. Adesso non mi rassegno: ché io da lì vengo e lì voglio andare, rincorrendo qualcosa che ho perso.
Grazie Argentina, Legno Verde lo regalo a mio padre.
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E regalatelo!

@moreneria

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