Archivi del mese: Ottobre 2019

L’Instagram di Taormina

“Avvocato!”. La voce di Giacomo Amadori, cronista di pelo e di cuore (adesso a La Verità), si alzò improvvisamente. Era appoggiato alla cucina dove stava cucinando uno spaghetti alle cozze e vongole. Era la notte di capodanno. Eravamo a Fregene, a casa sua, con le rispettive famiglie. Dall’altra parte del telefono Carlo Taormina, l’avvocato, appunto. A Giacomo avevo appena raccontato che Abbatino, il vero Freddo di Romanzo Criminale (interpretato nella serie da Vinicio Marchioni), in uno dei tanti processi in cui era stato coinvolto, aveva minacciato di morte, davanti ai magistrati, proprio Carlo Taormina. Non avevo fatto in tempo a citare l’aneddoto che Amadori era già con il cellulare all’orecchio: “Avvocato! Ma è vero che il Freddo l’ha minacciata di morte durante un processo?”

“Certo, quel farabutto” rispose Taormina.

Il nostro obiettivo era sapere dove fosse in quel momento Abbatino, perché era l’unico boss de La banda della Magliana ancora in vita e perché scrivere una sua biografia intitolata Il Vero Freddo, all’epoca che l’epopea di Romanzo Criminale si era appena conclusa, non ci sembrava un’idea malsana. 

“E dove sta adesso Abbatino?” lo incalzò Amadori.

“Ma che vuoi che faccia… Adesso fa lo spacciatore sull’Ostiense”.

Il mito di un boss dissacrato in una frase. Uno che stava col Libanese distrutto in sei parole. 

Carlo Taormina mo’ ha distrutto pure l’Instagram. La sua pagina è la cosa più bella vista negli ultimi mesi su questo social. Ha preso il posto nel mio cuore del profilo di Emrata: selfie scriteriati a dosi quotidiane, con il mento bisoscio, la pelle che cola, lo sguardo stupefatto a volte, concentrato altre, incazzato altre ancora, in auto, in ufficio, in tribunale, ancora in auto, in una lounge, in tribunale, al bar, su un divano, in treno, ancora in auto … e poi i copy… le frasi a corredo delle foto sono meraviglia pura. Tipo: “Oggi alle prese con una sentenza frutto di accecamento giustizialista per prevenzione contro un cittadino eccellente. Inutile indugiare, bisogna cacciare questi magistrati dallo Stato”. Oppure: “Oggi tribunale di sorveglianza di Roma. Organo da abolire. Dominano cattiveria e Costituzione sotto i piedi. Carceri super affollate e torturatrici per questa magistratura manettara”.


Ogni santo giorno Taormina ci racconta cosa ha fatto, dove è stato, i suoi successi professionali e denuncia le ingiustizie contro le quali combatte. È tutto così assurdo, così surreale, così bello, così giusto che all’inizio pensi che sia un fake, un profilo curato dal genio che si è inventato la pagina facebook La stessa foto di Toto Cutugno ogni giorno (pagina memorabile, se non la conoscete andate a likarla). Invece più leggi i testi dei post più non ci credi: è lui, e il fatto che sia lui aggiunge incredulità all’incredulità, perché più lo guardi e più lo segui e più capisci che lui, l’avvocato Carlo Taormina, ha compreso molto di più di te come usare questo mezzo chiamato Instagram, e lo ha compreso anche più dei media, dei giornali, dei brand. 

 

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Molto soddisfatto. Ho tolto dalle grinfie di un marito violento una madre dolcissima

Un post condiviso da Carlo Taormina (@taormina.carlo) in data:

 

Il suo volto, sempre uguale e sempre diverso, più o meno ogni giorno. 

Uno spicchio della sua vita, sempre uguale e sempre diversa, più o meno ogni giorno. 

Io già lo apprezzavo, Carlo Taormina: no, non per credo politico (berlusconiano doc) ma perché infaticabile amante del delirio, perché sua la frase detta e ripetuta a La Zanzara: “È tutto degradato”. 

Frase epica, generazionale. 

Io il suo volto adesso lo vorrei in una t-shirt, nei meme, in un adesivo a tappezzare i pali di Milano. Icona hipster. 

Adoro Taormina per lo stesso motivo per cui adoro Salvini: la politica non c’entra niente. C’entra l’uso che si fa del proprio personaggio, c’entra il lavoro che fa sulla propria immagine. Carlo Taormina è un caso da studiare: verticale, essenziale, monotematico. Così tremendo da fare il giro. Così sbagliato da azzeccare tutto. Così orripilante da provocare dipendenza. Arriva laddove il vostro amico avvocato, che si sfascia di alcol e di droghe e c’ha la birretta in mano ogni minuto del vostro aperitivo, non arriverà mai. 

È tutto degradato sì. E Carlo Taormina in sto degrado ci sa sguazzare. Noi no. Voi no. 

Followate Taormina.Carlo.

@moreneria

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Bianco di Ellis

Per mesi si è parlato del nuovo libro di Bret Easton Ellis come fenomeno mediatico ma da quando è uscito ho letto ben poche cose. Il motivo? Anzitutto perché i libri ormai li leggono in pochi e poi per quello che c’è scritto in quelle pagine. Hamilton Santià titola su Esquire chiedendosi se Bret è un genio o un vecchio arrabbiato. Nessuno dei due credo, solo un tizio che ha scritto un saggio importante sul contemporaneo, un’era malata di opinionismo e pregiudizio. Fino a che ci dava American Psycho e Meno di zero, fino a che veniva confinato alla narrativa ci andava bene, quando ha cominciato a twittare e a dire certe cose non più tramite i personaggi ma di bocca sua allora ecco che è scattato il rifiuto. 

[pullquote]Un problema crescente della nostra società è l’incapacità delle persone di tollerare nella sua mente due pensieri contrastanti (Bianco, pag. 183)[/pullquote]

Linkiesta sostiene che «le sue polemiche colpiscono la cultura del politicamente corretto, ma senza scendere in profondità» ma non capisco cosa non trovino di profondo nei passaggi fondamentali del libro. Ci riempiamo la bocca con frasi sulla libertà intellettuale, ma come Ellis ben spiega, questa libertà oggi può costarti la reputazione. In Italia abbiamo appena avuto il caso di Davide Brullo, epurato da Linkiesta di Rocca per le sue stroncature.
Ma andando anche meno in profondità, restando nella nostra rete di conoscenze, notiamo lo stesso comportamento.

Tutti sappiamo come funzionano le cose, ma ci scoccia ammetterlo. Se uno si dichiara possibilista verso alcuni temi politici di destra, da noi è bannato sui social e nella vita come un ignorante leghista salviniano decelebrato. Critichi Saviano? Sei un fascista. Non appoggi Asia Argento nella sua battaglia femminista? Sei un misogino. Hai dubbi sul messaggio ecologista di Greta? Sei una testa di cazzo. In America succede lo stesso con Trump. Mah. Tutte strozzate. Leggevo uno status di Serino che stronca Ellis e mi veniva da pensare. Seguo i consigli letterari di Gian Paolo e a volte mi fa scoprire delle vere perle (altre dei pacchi immensi ma son gusti), lo vedo sempre ritratto dietro a montagne di libri e davvero non riesco a capire come possa non trovare quantomeno interessante la lettura di Bianco. Bianco è un libro che ogni Millennial deve ringraziare che sia stato scritto, perché anche se veniamo attaccati non possiamo non ammettere che parte enorme di quelle invettive è fondata. 

[pullquote]Eccoci perciò al punto: l’opinione di qualcuno era insopportabile (Bianco, pag.255)[/pullquote]

Oggi la gente non ha più dubbi ed è ossessionata dal giudizio che gli altri possono avere nei loro confronti. Quando andavo al liceo, venti anni fa, mi veniva insegnato che la diversità culturale era un arricchimento. Oggi quelle parole suonano come una litania retorica. Oggi la gente ti banna nella vita per una tua opinione politica o culturale e la lotta manichea tra giusto e sbagliato è l’unica dialettica nel campo culturale. Di solito chi parla si sente sempre nel giusto e tende a svilire o sminuire chiunque la pensi al contrario. Tutto questo fenomeno è stato prima causato e poi istituzionalizzato dalla comunicazione sui social. Ellis non fa che ragionare sul tema da uomo libero, facendo emergere le contraddizioni di una comunicazione che vuole tutti uguali. Ha dichiaratamente detto che Wallace gli fa cagare come scrittore e che riesce a tollerare il fatto che le persone votino Trump anche se lui non lo avrebbe fatto. Ha detto pure che i Millennial hanno un atteggiamento vittimistico. Sono opinioni gente e le opinioni in un dibattito culturale sono tutto.

Bianco è il libro che avrei voluto avesse scritto un intellettuale italiano invece di rompermi i coglioni solo con i migranti, la politica, la moralità e le sue idee da sbandierare in piazza. Vorrei lo avesse scritto davvero qualcuno dei nostri per poterlo ringraziare di averci donato una lettura tanto edificante. Invece niente. Da noi viene accolto con freddezza e rilegato allo sclero di un gay ricco e famoso per i suoi libri che fa i capricci su Twitter. La psicopolizia culturale ha già operato il suo editto: quel libro è una bizza. Non vado oltre, decido di citare solo stralci del libro. Buona lettura. Andate in libreria e compratelo come regalo di Natale per i vostri amici. Specie per chi la pensa diversamente da voi.

 

 

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Ray Banhoff

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Osteria alla Grande

foto di Diane Arbus

Leone mi ha detto com’è quando succede
Si è seduto nel tavolo accanto al mio all’Osteria Alla Grande, cercava un momento di ammissione, un conforto.
Nel bicchiere gli ho versato del vino rosso.
Mi sembri triste, gli ho detto
Ha fatto sì con la testa
Perché, gli ho chiesto
Perché sono rimasto solo, da tre anni non c’è più mia moglie.
L’hai mai tradita? Mi ha guardato per la prima volta negli occhi, ha fatto sì con la testa.
Abbiamo parlato di lei, dei suoi ristoranti, della sua malattia.
Donato ha preso la chitarra e ha suonato Arrenditi: “Arrenditi al nostro amore”, la canzone inizia così.
L’ha scritta per una ragazza che aveva 18 anni, che poi è rimasta incinta, che ha preferito restare con suo marito e non l’ha voluto più vedere. Dopo 30 anni è tornata da lui, per fargli vedere le foto di quel figlio che gli assomiglia come gli assomiglia un incidente.

La Gitana parla inglese: a noi ci piace scopare la vita, dice.
Ho aperto Instagram, quando sono andato in bagno. In un messaggio Sentieri mi ha scritto: ti conosco così bene che se soffiassi aria disegnerei il tuo profilo.
Eppure alla trattoria davanti a me il posto era libero: c’era un bicchiere, c’era una caraffa, c’era la distanza, c’era la perseveranza.
Vedi, non è che conti molto altro. Qualcosa sì, ma non molto.
Domani mi alzo tardi, avrò i soliti momenti di buio e di luce. Di luce e di buio.
Macché: a fotterti è la vita, non viceversa.
La stanchezza arriva sempre, a un certo punto, e devi fare i conti con te stesso e con cosa vuoi veramente.
Leone mi ha detto com’è quando succede e la Gitana ha risposto: cosa importa, tanto poi quando succede, non succede più niente.

 

@moreneria

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